L’emergenza Coronavirus non sembra volersi arrestare. Gli ultimi dati diffusi dalla protezione civile sono in chiaroscuro. Da un lato si assiste a un aumento del numero di guariti e a uno stabilizzarsi dei deceduti, dall’altro lato, però, l’andamento dei nuovi contagiati stenta a rallentare in maniera sensibile. Così, il famoso plateau o picco, all’apparenza molto vicino, ancora non viene raggiunto. E, di risposta, il governo ha deciso di prorogare le misure restrittive già adottate nel mese di marzo fino al prossimo 13 aprile. Almeno momentaneamente. Sì, perché molto probabilmente si continuerà a seguire la linea dell’austerità anche dopo la nuova scadenza dettata dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. Fino a quando? È presto per dirlo. Di certo bisognerà aspettare il raggiungimento del picco e che l’R0 (è il numero di riproduzione di base, che rappresenta il numero medio di infezioni prodotte da ciascun individuo infetto) scenda al di sotto di 1.

Le misure di sostegno

Insomma, ci vorrà del tempo. Una finestra, abbastanza grande, che richiede sacrifici a famiglie e imprese. Non tutti sono riusciti a conservare il proprio posto di lavoro e molte imprese sono state costrette a chiudere l’attività. Il governo ha cercato di dare loro un supporto con una manovra a marzo da 25 miliardi di euro che prevede numerose misure. Tra queste un supporto di 600 euro una tantum (valido solo per il mese di marzo) ad autonomi e partite Iva (da segnalare che in questi giorni si stanno registrando numerose difficoltà per accedere al sito dell’Inps e richiedere il contributo), un credito d’imposta del 60% sugli affitti pagati da imprese ed esercizi commerciali che si sono trovano in difficoltà, un bonus baby-sitter di 600 euro, lo stop ai mutui per chi non è più in grado di pagare, e oltre a 400 milioni stanziati a favore degli 8mila comuni italiani che potranno così aiutare le famiglie più bisognose. Tutto questo, ahinoi, potrebbe però non essere sufficiente.

Come tutelarsi: le famiglie

Ma se non si hanno i requisiti per “sfruttare” le misure di sostegno varate dal governo, famiglie e imprese possono valutare strade alternative per potersi tutelare. Nel caso del mutuo, per esempio, il contraente potrebbe “approfittarne” per fare un check-up al proprio piano di ammortamento e valutare la possibilità di rottamare il vecchio finanziamento o di rinegoziarlo con il proprio istituto di credito. Le misure super espansive adottate dalla Bce hanno favorito un abbassamento dei benchmark di riferimento dei mutui e oggi si trovano offerte a tassi fissi irripetibili. Se, invece, si ha scarsa liquidità a disposizione si può tentare la strada della “surroga+liquidità” (si può ottenere della liquidità rispetto al residuo del mutuo, allungando la durata del finanziamento), oppure si può provare a chiedere un prestito personale: per chi non ha perso il posto di lavoro, una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla cessione del quinto (il debito viene estinto cedendo all’ente erogatore un quinto del proprio stipendio); per chi ha una posizione lavorativa in difficoltà, invece, si potrebbe approfittare di una soluzione allo studio del governo e che potrebbe essere approvata a giorni, ovvero un finanziamento (condiviso e garantito dallo Stato) fino a 10mila euro alle famiglie che ne faranno di richiesta alle banche e che potrà essere restituito in 30 anni senza interessi a partire da marzo 2021.

Come tutelarsi: le imprese

Anche per le imprese (il decreto definitivo dovrebbe essere firmato oggi 3 aprile) ci sono altre misure di sostegno allo studio, tra cui un finanziamento fino a 250mila euro (sempre condiviso e garantito dallo Stato) erogato dalle banche che potrà essere restituito in 30 anni senza interessi. Una soluzione che potrebbe diventare realtà anche grazie ai 1.800 miliardi liberati dalla Bce proprio a favore dei prestiti a famiglie e imprese (in pratica, la Banca Centrale Europea ha concesso più flessibilità alle banche sui vincoli a patrimonio e ai crediti deteriorati). Nel frattempo, sarà possibile sfruttare le tante iniziative già messe in campo. Come quella di Borsadelcredito.it, che ha lanciato un prodotto (Cash Anti Covid-19) pensato proprio per sostenere le piccole e medie imprese colpite dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria in corso. Si tratta di un finanziamento bullet della durata di 6 mesi progettato per coprire le spese correnti delle Pmi (come salari e stipendi, affitti, utenze, ecc.) per il prossimo semestre. Attraverso questo prodotto, si andrà ad anticipare fino a 500mila euro per le imprese che hanno un fatturato annuo maggiore di 10 milioni, e fino a 300mila per le imprese sotto questa soglia. L’azienda ripagherà l’anticipo ricevuto solo allo scadere dei sei mesi, attraverso un ulteriore finanziamento rateale della durata di 12 mesi o più.

In Italia i consumi crescono per il sesto anno consecutivo. A dirlo è la 26esima edizione dell'Osservatorio Findomestic secondo cui, nel 2019, gli italiani hanno speso 1.090 miliardi di euro tra beni e servizi, l'1,1% in più rispetto al 2018. Significativo il sostegno ai consumi offerto dal mercato del credito al consumo, cresciuto l'anno scorso del 3,9%: da otto anni consecutivi rappresenta il mezzo principale con cui le famiglie esaudiscono i loro progetti, dato interessante se unito al trend ancora positivo dei prestiti personali (+5 nei primi nove mesi del 2019 secondo l’Osservatorio Assofin, Crif e Prometeia). Tutto ciò spinge i consumatori italiani a un largo consumo di beni durevoli (casa, auto e moto, elettronica, elettrodomestici) che hanno dato un contributo significativo al mercato, l'anno scorso, con 75 miliardi di euro, il 2,1% in più rispetto al 2018.

Regine del mercato auto e moto: +3,5%. A fare la parte del leone nei consumi degli italiani, secondo l'Osservatorio Findomestic, è stato il comparto dei veicoli che, nel 2019, tra auto e moto, ha registrato acquisti in aumento del 3,5%. Più nel dettaglio, la spesa delle famiglie è aumentata del 4,5% per l'acquisto di auto nuove, mentre sono ancora in calo i diesel (-24%) a vantaggio delle auto a benzina (+27%) e di quelle ad alimentazione alternativa (+14%). Marginale, per ora, la quota delle full electric (0,5%), mentre è stato positivo il 2019 dell'usato, in rialzo del 2,3%, e delle moto, in progressivo recupero (+6,1%) nonostante l'ennesima contrazione delle vendite dei cinquantini (-5,2%) penalizzati anche dalla concorrenza delle e-bike (+7,2%).  Nel mercato dei veicoli, l'Osservatorio mette in evidenza come gli italiani, fanno sempre più ricorso al credito al consumo, acquistando a rate il 75% delle auto nuove, il 90% delle usate e il 91,6% di moto e scooter.

Crescono i consumi per casa (+2,1%) ed elettrodomestici (+3,1%). Tra i beni durevoli, è la casa a segnare la performance migliore per nell'area dei mobili (+2,1%) e degli elettrodomestici (+3,1%): due settori, sottolineano gli esperti, che continuano a beneficiare della proroga degli incentivi fiscali e della ripresa del mercato immobiliare. Una spinta importante ai consumi di beni durevoli arriva dall'ecommerce, che incide per oltre il 20% in mercati come la fotografia, i piccoli elettrodomestici e l'informatica.

Battuta d'arresto per il mercato della tecnologia. Il settore, secondo l'Osservatorio Findomestic, sconta la prima flessione dell'ultimo decennio nel mercato degli smartphone, in calo del 6% soprattutto a causa del contesto condizionato da una minore spinta agli acquisti in attesa dell'avvento del 5G. Ancora in calo i televisori (-5,4%), mentre prosegue il boom degli smart speaker (+9,3%) sempre più presenti nelle case degli italiani.

Per ciò che riguarda il settore edilizio, in Italia esistono un buon numero di agevolazioni fiscali, tra bonus dedicati a chi sceglie di effettuare lavori di riqualificazione ecologica degli appartamenti o altri bonus fiscali come quelli dedicati alle ristrutturazioni edilizie.

La formula è semplice e molto apprezzata, e corrisponde ad uno sgravio fiscale sull’Irpef, di percentuale variabile secondo il tipo di sostegno, oppure ad uno sconto immediato che viene applicato dall’impresa, o dall’esercente commerciale, che poi recupera la somma scontata assumendo l’agevolazione fiscale.

Tra le agevolazioni per le ristrutturazioni edili, una in particolare era molto attesa ed è stata inserita nella legge di bilancio 2020: il bonus facciate, attivo dal primo gennaio.

Chi ristruttura le facciate degli edifici può ottenere detrazioni del 90%

Il bonus è già operativo da inizio gennaio 2020, ed è stato inserito nel Piano case presente nella nuova legge di bilancio varata dal governo Conte bis.

Dedicato a chi ristruttura le facciate di interi condomini o di edifici singoli privati, permette una detrazione pari al 90% calcolata sull’importo dei costi sostenuti per la ristrutturazione.
In questo caso è stata prevista una novità interessante: la cumulabilità, che permette di unire la ristrutturazione a lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica oppure, o anche, quelli necessari a porre in atto la sicurezza strutturale antisismica.

Le spese detraibili

È possibile ottenere la detrazione, fino al 90%, delle spese sostenute per lavori di:

  • recupero della facciata in caso di danni
  • restauro della facciata per abbellimento

In pratica, si tratta di opere di rifacimento delle facciate esterne dei palazzi, sia per abbellimento che per restauro, ma non è tutto: anche il rifacimento dei balconi, delle ringhiere o la sola intonacatura o il rifacimento degli impianti fluviali sono compresi nel bonus facciate 2020.
Non sono stati stabiliti limiti di spesa, e, per accedere all’agevolazione, è necessario produrre tutta la documentazione attestante i lavori, che devono essere pagati con metodi tracciabili e parlanti, nel senso che, nella causale di pagamento, vanno inseriti i dati dell’acquirente e dell’impresa edile che fornisce i lavori.

Chi può accedere al bonus facciate 2020?

Dipendenti statali, lavoratori autonomi e pensionati possono accedere alle agevolazioni previste. Nel caso dei lavoratori, la richiesta va presentata in fase di dichiarazione reddituale, mentre per i pensionati al momento della presentazione del 730.
È bene anche sapere che le strutture interessate sono quelle dislocate nei centri storici dei comuni italiani e nelle zone adiacenti.

Questo è quindi il momento giusto per valutare un finanziamento importante per avviare un processo di abbellimento, riqualificazione e messa in sicurezza degli stabili.

Sembra incredibile, purtroppo vero, ma il sito INPS non consente più ai contribuenti italiani appartenenti agli Statali, il settore dei dipendenti pubblici, di conoscere il saldo del Trattamento di Fine Servizio (il TFR spettante a chi lavora nel settore pubblico).

TFS: Cos’è e Quando Spetta 

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