Il fermo amministrativo è un procedimento cautelare e poi esecutivo che l’esattore può attivare nel caso in cui il contribuente a cui è stata notificata una cartella esattoriale non paghi l’importo del debito entro i 60 giorni dalla notifica (facendola diventare definitiva).

Il primo passaggio è il ricevimento di un preavviso di fermo, senza il quale la successiva procedura di fermo è sempre impugnabile. infatti, la legge prevede obbligatoriamente l’invio di un preavviso, da spedire con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata, non meno di 30 giorni prima dell’iscrizione del fermo al Pra.

Non è invece dovuta una successiva comunicazione a fermo avvenuto (spetta al proprietario dell’auto verificare personalmente al pubblico registro automobilistico).
Tanto il preavviso di fermo quanto il fermo amministrativo sono atti impugnabili.
La regola per l’impugnazione sono le stesse che riguardano le cartelle esattoriali: se la cartella riguarda contravvenzioni o altre sanzioni amministrative, il ricorso va presentato al giudice di pace entro 30 giorni dalla notifica; se la cartella contiene la richiesta di pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, dovuti all’Inps o all’Inail, il ricorso va presentato al Tribunale ordinario, sezione Lavoro entro 40 giorni; per tutte le altre cartelle esattoriali, ossia quelle riguardanti tributi e imposte, il ricorso va presentato alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni.
L’impugnazione può attenere a motivazioni varie come:
- omessa notifica del preavviso di fermo: in tal caso si impugna il fermo di cui il contribuente viene casualmente a conoscenza durante un controllo su strada della polizia, una visura al Pra, un estratto ruolo richiesto all’Agente della Riscossione;
- intervenuta prescrizione dei crediti riportati sulle cartelle: in tal caso tra la notifica del preavviso di fermo e la precedente cartella devono essere decorsi i termini di prescrizione (10 anni per le imposte erariali; 5 anni per le sanzioni amministrative, le multe stradali, le imposte locali, i contributi Inps e Inail; 3 anni per il bollo auto);
- annullamento della cartella, intervenuto in epoca precedente, da parte di una sentenza del giudice o sgravio da parte dell’ente creditore;
- presentazione di una domanda di sospensione della cartella.